ISO 14068-1: cos’è e come strutturare un percorso verificabile di neutralità carbonica

Aggiornato al
25.8.2026
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Cos’è la carbon neutrality


Secondo l’IPCC (l'organismo delle Nazioni Unite per lo studio del cambiamento climatico), la neutralità carbonica si raggiunge quando vi è un equilibrio tra le emissioni di gas ad effetto serra generate e quelle rimosse dall'atmosfera, riferito a un soggetto, un perimetro e un arco temporale chiaramente definiti.

Per un'organizzazione, promuovere la neutralità carbonica significa delineare un percorso d'azione trasparente. Si parte dalla misurazione accurata della propria carbon footprint, si prosegue dando priorità alla riduzione delle emissioni e all'aumento delle rimozioni lungo la catena del valore e si conclude, solo per la quota residua non eliminabile, con l'eventuale compensazione tramite progetti esterni certificati.

È importante chiarire che una dichiarazione di neutralità carbonica non significa che l'azienda non abbia generato emissioni o sia priva di altri impatti ambientali e climatici, ma attesta un impegno concreto e verificabile nel misurare, ridurre e gestire responsabilmente le proprie emissioni.

Raggiungere questo bilanciamento è però una sfida complessa, a causa di dinamiche come:

  • il limite dei pozzi naturali in grado di assorbire carbonio (come foreste, suolo e oceani) che sono in grado di rimuovere circa 9,5-11 miliardi di tonnellate (Gt) di CO₂ all'anno quando invece le emissioni globali superano le 37 Gt all’anno;
  • i limiti delle soluzioni tecnologiche per la cattura e lo stoccaggio del carbonio che sono ancora in una fase iniziale di sviluppo o richiedono costi e consumi energetici molto elevati;
  • il rischio di reversibilità dello stoccaggio dovuto al fatto che l'accumulo di CO₂ nei serbatoi naturali come le foreste non necessariamente è permanente (eventi come incendi boschivi o deforestazione possono infatti liberare nuovamente nell'atmosfera la CO₂).

Tutti questi limiti ci dimostrano come la riduzione delle emissioni alla fonte deve sempre avere la priorità rispetto alla sola compensazione.

L’Unione Europea, attraverso il Green Deal e la Legge sul clima del 2021, sta cercando di porre rimedio a questi problemi rendendo giuridicamente vincolante l'obiettivo di diventare il primo continente a emissioni nette pari a zero entro il 2050, fissando il traguardo intermedio di riduzione delle emissioni ad almeno il 55% entro il 2030.

Quali sono i vantaggi nel raggiungere la carbon neutrality in azienda


Puntare alla carbon neutrality ha ricadute concrete su crescita e competitività. Integrare la neutralità carbonica nel proprio modello di business offre infatti una serie di vantaggi concreti che impattano direttamente sulla salute finanziaria e operativa dell'organizzazione.

Reputazione e attrazione dei capitali
Migliora l'immagine del brand, posizionando l'azienda come leader responsabile. Questo permette sia di attrarre una clientela sempre più consapevole nelle scelte d'acquisto, sia investitori che oggi utilizzano i criteri ESG come bussola per i propri investimenti.

Mitigazione dei rischi normativi
Strutturare dati, responsabilità e processi climatici aiuta l'organizzazione a prepararsi in modo proattivo all'evoluzione dei requisiti di reporting, procurement e comunicazione ambientale. In questo modo si riduce l'esposizione finanziaria e operativa a regolamentazioni e tassazioni sul carbonio sempre più stringenti.

Efficienza operativa e risparmio
Ottimizzare i processi per ridurre l'impronta di carbonio si può tradurre in una maggiore efficienza energetica e nell'eliminazione degli sprechi, portando a un netto risparmio sui costi operativi nel medio e lungo termine.

Vantaggio competitivo e accesso ai mercati
Strutturare e far verificare la propria dichiarazione di neutralità carbonica è ormai un requisito chiave per accedere a determinati mercati, stringere partnership commerciali e qualificarsi come fornitori preferenziali nella catena del valore di grandi player. Inoltre, rappresenta spesso un criterio premiante o addirittura d’accesso per partecipare a gare d’appalto pubbliche e private.

Per evitare che questo impegno venga percepito come semplice greenwashing e per garantire che i propri sforzi siano scientificamente validi, le aziende hanno oggi a disposizione uno strumento importante: la norma ISO 14068-1. Questo standard internazionale rappresenta la guida per misurare e dichiarare la propria carbon neutrality in modo trasparente e riconosciuto a livello globale, aiutando a mitigare i rischi di comunicazioni fuorvianti o percepiti come greenwashing.

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Cos’è lo standard ISO 14068-1:2023 e cosa cambia rispetto al passato


La ISO 14068-1:2023 è lo standard internazionale che definisce i principi, i requisiti e le linee guida per raggiungere e dimostrare una reale neutralità carbonica. Questa norma sviluppa e armonizza a livello globale concetti già introdotti dalla precedente PAS 2060, rafforzando la gerarchia tra riduzioni, rimozioni e offsetting, la pianificazione del percorso e i requisiti di trasparenza e verificabilità.

Le principali novità e differenze rispetto al passato si possono riassumere in questi punti chiave.

La gerarchia vincolante delle azioni
Lo standard impone come priorità il fatto che la carbon neutrality si deve raggiungere prima di tutto quantificando accuratamente i gas serra (secondo standard come ISO 14064-1 o GHG Protocol), poi riducendo progressivamente le emissioni dirette e quelle della filiera, successivamente potenziando le rimozioni dirette (come la riforestazione) e, solo in ultima istanza per le emissioni residue non eliminabili, ricorrendo a crediti di compensazione di alta qualità.

Integrazione con la famiglia ISO
Adottando una struttura armonizzata con gli altri standard ISO della famiglia 14000, la nuova norma si integra facilmente con i sistemi di gestione ambientale già esistenti in azienda, come la ISO 14001 o la ISO 14067 (dedicata alla Carbon Footprint di prodotto).

Obbligo di un piano di gestione e di un report pubblico
Per dichiarare la neutralità carbonica rispetto alla ISO 14068-1 è ora obbligatorio redigere un "Piano di gestione della neutralità carbonica" dettagliato (con obiettivi a breve e lungo termine, ruoli, monitoraggi e criteri di selezione dei crediti) e pubblicare un "Report di carbon neutrality" trasparente. Questo documento deve rendere pubblici tutti i dati, incluse le metodologie di calcolo, i risultati ottenuti e la tracciabilità esatta dei crediti di carbonio acquistati e ritirati.

Verifica indipendente obbligatoria
Se in passato la PAS 2060 ammetteva le autodichiarazioni, la ISO 14068-1 richiede tassativamente che la dichiarazione di carbon neutrality sia verificata e validata da un ente terzo indipendente. Questa terza parte indipendente garantisce la veridicità dei dati, offrendo uno scudo contro il rischio di greenwashing.

I 5 step per ottenere la certificazione ISO 14068-1:2023


Ottenere la certificazione ISO 14068-1:2023 rappresenta il risultato di un processo strutturato. Lo standard traccia una roadmap d'azione per le aziende, articolata in cinque fasi tecniche ben definite, pensate per trasformare l'impegno ambientale in un processo aziendale solido e verificabile.

1. Misurazione della carbon footprint
Tutto parte dal calcolo scientifico delle proprie emissioni di gas serra secondo i riferimenti della ISO 14064-1 o del GHG Protocol. Nel secondo caso le emissioni vengono poi suddivise in Scope 1 (emissioni dirette), Scope 2 (emissioni indirette da energia consumata) e Scope 3 (tutte le altre emissioni indirette lungo la catena del valore).

2. Piano di mitigazione
L'azienda deve redigere un dettagliato piano di mitigazione dell’impronta carbonica (Carbon Footprint Mitigation Plan). Questo documento deve definire obiettivi di decarbonizzazione precisi, tempistiche, KPI climatici per monitorare i progressi e gli investimenti economici previsti.

3. Strategie di decarbonizzazione
Si passa all'azione concreta attraverso interventi tecnici e organizzativi. Tra le principali attività figurano l'efficientamento energetico dei processi produttivi, il passaggio a fonti di energia rinnovabile, la dematerializzazione, la selezione di materie prime a basso impatto, l'ottimizzazione logistica delle catene di fornitura, la riduzione e valorizzazione dei rifiuti e l'adozione di modelli di mobilità sostenibile per il personale aziendale.

4. Neutralizzazione (compensazione)
Solo dopo aver ridotto al massimo le proprie emissioni, l'azienda può compensare la quota residua. Questo avviene tramite l'acquisto di crediti di carbonio certificati e derivanti da progetti di carbon offsetting di alta qualità (con elevato rating), che garantiscano l'effettivo beneficio ambientale, l'addizionalità del progetto, la sua permanenza nel tempo e l'assoluta assenza di doppi conteggi.

5. Verifica di terza parte
L'ultimo tassello è l'audit condotto da un ente di certificazione terzo e indipendente. Questo passaggio serve per convalidare l'intero processo, verificare la conformità alla ISO 14068-1 e rilasciare la certificazione ufficiale, garantendo la massima credibilità sul mercato.

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