Glossario

Anidride carbonica

L'anidride carbonica (CO₂) è una molecola nell'aria composta da carbonio e ossigeno. Anche se l'aria è costituita solo da 0,038% di CO₂, è uno dei gas a effetto serra più importanti e contribuisce in modo significativo al cambiamento climatico.

Una parte di tutti i raggi solari che colpiscono la Terra viene riflessa, una parte invece viene assorbita e convertita in calore. L’anidride carbonica gioca qui un ruolo molto importante, in quanto impedisce che il calore generato fuoriesca completamente dall’atmosfera. Questo è chiamato effetto serra, ed è un fenomeno completamente naturale, senza il quale non sarebbe possibile la vita sulla Terra.

A questo si accosta l’effetto serra antropico, che produce una quantità di emissioni di gas serra aggiuntiva, che ostacola la fuoriuscita delle radiazioni di calore dall’atmosfera, causando l’innalzamento delle temperature globali. L’effetto serra antropico è effetto diretto dell’industrializzazione, e della conseguente combustione di fonti di energia fossile, come carbone, petrolio e gas naturale.

Oltre all'anidride carbonica, ci sono altri gas a effetto serra come il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) o gli F-gas, che hanno tutti un impatto diverso sul clima. Questi sono espressi in COâ‚‚ eq (COâ‚‚ equivalente) per rendere l'effetto comparabile ed essere in grado di indicare l'impatto climatico in un unico numero.

Anidride carbonica equivalente (COâ‚‚ eq)

L'anidride carbonica equivalente, o CO₂ eq, è una misura che rappresenta tutti i gas a effetto serra convertendoli nella quantità equivalente di CO₂.

Secondo il protocollo di Kyoto, vi sono non solo uno, ma sei gas serra che contribuiscono tutti all'effetto serra e quindi al riscaldamento globale: anidride carbonica (COâ‚‚), metano (CH4), protossido di azoto (gas esilarante, N2O), idrofluorocarburi (HFC/HFC), perfluorocarburi (PFC/PFC) e esafluoruro di zolfo (SF6).

Per facilitare la comprensione e poiché i gas a effetto serra hanno un effetto diverso sul clima, vengono confrontati con l'effetto di un'unità di CO₂. Quindi quando diciamo che la vostra impronta di carbonio è, per esempio, 100 t CO₂ eq, stiamo anche calcolando gli altri gas rilevanti per il clima.

Biomassa / Biogas

Secondo la direttiva sull'energia rinnovabile dell'Unione europea, la biomassa è la parte biodegradabile dei prodotti, dei rifiuti e dei residui dell'agricoltura, della silvicoltura e delle industrie connesse (comprese la pesca e l'acquacoltura). A differenza del carbone, del petrolio e del gas naturale, la biomassa è una risorsa rinnovabile e la bioenergia prodotta da essa ha un buon equilibrio di carbonio: quando la biomassa o il biogas vengono bruciati, viene rilasciata quasi solo la stessa anidride carbonica (CO₂) che è stata rimossa dall'atmosfera durante la crescita della pianta stessa. 

La bioenergia viene estratta dalla materia prima (ad es. piante, rifiuti biologici, legno o letame liquido) e può essere suddivisa in: biomassa solida, liquida e gassosa. La prima comprende il legno e la paglia, che vengono utilizzati per produrre elettricità e calore attraverso la combustione. La biomassa liquida sotto forma di oli vegetali può essere utilizzata come combustibile per i veicoli e negli impianti di cogenerazione. L’ultima, chiamata anche biogas, è prodotta dalla fermentazione di rifiuti biologici e residui vegetali/animali. Può essere bruciata in impianti di cogenerazione o raffinata e immessa nella rete di gas naturale.

CDP

CDP (ex Carbon Disclosure Project) è un'organizzazione indipendente e non commerciale che ha l'obiettivo di fornire in modo trasparente e standardizzato informazioni sugli impatti climatici a investitori, aziende e governi.
Attraverso la CDP e i suoi questionari, aziende, cittĂ  e paesi comunicano dati e informazioni sul loro impatto ambientale. Tali dati comprendono, ad esempio, le emissioni di gas a effetto serra e l'utilizzo di risorse quali l'acqua.

La trasmissione dei dati è volontaria. Oltre a una revisione critica, vengono forniti suggerimenti su come l'azienda o la città possano agire in modo ancora più sostenibile. Le aziende inoltre ottengono una valutazione (“score”) sulla base delle azioni che hanno intrapreso e dei dati che hanno fornito.

La CDP è ampiamente adottata soprattutto dalle grandi aziende a livello globale, tanto che detiene il più grande database sulle emissioni di gas serra aziendali e sulle strategie implementate per contrastare il cambiamento climatico.

Da un lato, l'obiettivo della CDP è quello di aumentare la trasparenza riguardo all'impatto ambientale. Dall’altro, gli investitori e i soggetti finanziari prendono sempre più spesso decisioni di investimento sulla base degli “score” che la CDP rilascia.

Carbon Neutral

La Carbon Neutrality è la condizione in cui le emissioni di CO₂ rilasciate nell’atmosfera svolgendo determinate attività vengono bilanciate da una quantità equivalente compensata (rimossa o evitata), in un dato periodo di tempo.
L’obiettivo è quello di azzerare la propria impronta carbonica, rendendo le proprie attività carbon free.

A diventare carbon neutral non sono solo le aziende. Questo concetto può infatti essere applicato anche ad un prodotto, un servizio, un evento, una specifica attività o addirittura ad una persona. 
Quando viene utilizzata nelle aziende come strategia di mitigazione climatica, la Carbon Neutrality viene calcolata su base annuale, e va accostata a piani di decarbonizzazione a lungo termine con lo scopo non solo di neutralizzare le proprie emissioni, ma di creare un effetto positivo per il Pianeta rimuovendo piĂą COâ‚‚ di quanta ne viene emessa.

L’unità di misura nel calcolo della propria carbon footprint è la CO₂ equivalente (CO₂ eq), che permette di raccogliere in un unico dato le emissioni di tutti i gas a effetto serra rilasciati nell’atmosfera. Per indicarla sarebbe più corretto scrivere CO₂ eq, ma per brevità spesso si utilizza la forma CO₂.

Carbon budget

Il “carbon budget”, o bilancio di CO₂, indica la quantità di gas serra che l'umanità "è autorizzata" a emettere nell'atmosfera per raggiungere l'obiettivo di 1,5 ºC dell’Accordo di Parigi. Secondo il Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change, con le emissioni attuali questo bilancio sarà esaurito entro l'inizio del 2028, mentre per l'obiettivo 2,0 ºC abbiamo ancora fino alla fine del 2045. 

In pratica il “carbon budget” rappresenta la quantità di CO₂ che possiamo ancora emettere per riuscire a contenere l’innalzamento della temperatura globale (sì, che la temperatura salirà è un dato di fatto!) entro gli 1,5 ºC o 2 ºC.

Compensazione (Offsetting)

La compensazione delle emissioni (o Carbon Offsetting) è un’attività che permette di bilanciare il proprio impatto sul riscaldamento globale finanziando azioni in grado di evitare, ridurre o rimuovere le emissioni di gas serra in atmosfera. 

Il Carbon offsetting è parte fondamentale della soluzione al climate change: serve agire al più presto e per mitigare il proprio impatto il carbon offsetting è decisivo. I progetti supportati cattureranno / eviteranno le emissioni di CO₂ compensando quelle che sono state emesse.
‍

Come si compie correttamente la compensazione?

La compensazione, per essere eseguita correttamente, deve rispettare una serie di requisiti che standard internazionali come Verified Carbon Standard e Gold Standard definiscono e verificano. Soluzioni amatoriali e non certificate secondo questi standard internazionali sono sempre da evitarsi:

  • Si deve sempre considerare solo la COâ‚‚ giĂ  evitata / catturata (non proiettare quella che sarĂ  catturata in futuro, per esempio durante tutta la vita della pianta).
  • L'addizionalitĂ  è un criterio fondamentale: il progetto deve essere sviluppato con il solo scopo di catturare COâ‚‚ e la sua sostenibilitĂ  economica deriva da quello. Se per esempio considero alberi da frutto, essi sono stati probabilmente piantati e sono curati per produrre frutta e la COâ‚‚ che catturano non è veramente addizionale rispetto al caso in cui non avessimo investito in compensazione: ci sarebbero stati ugualmente!
  • La COâ‚‚ che viene evitata / catturata non deve essere giĂ  considerata in altri bilanci di carbonio (es. Stato italiano, che include nel suo bilancio tutto il patrimonio boschivo sul suolo nazionale).
  • Il progetto deve sempre contemplare una gestione della COâ‚‚ durante tutta la sua durata, per essere sicuri che la COâ‚‚ catturata sia permanente.

Ci sono poi innumerevoli criteri piĂą tecnici che le soluzioni certificate di compensazione devono garantire, rendendole la soluzione corretta per avere un impatto concreto nella lotta al cambiamento climatico.

‍

Che differenza c’è tra compensazione e neutralizzazione?

La compensazione (offsetting) include al suo interno il “carbon removal”: una specifica attività di compensazione delle emissioni che prevede la rimozione (o sequestro) di gas serra (tipicamente CO2) dall’atmosfera. La compensazione attraverso “carbon removal” è definita neutralizzazione, poiché i gas serra vengono direttamente catturati / rimossi /  sequestrati dall’atmosfera, in una parola “neutralizzati”.

ESG reporting

Che cosa significa ESG?

Un reporting ESG (Environmental, Social, Governance) prevede la divulgazione di dati che descrivono l'impatto di un'azienda in tre diverse aree: Ambiente, SocietĂ  e Governance. Fornisce criteri, soprattutto per gli investitori, per aiutare a trovare aziende con valori che corrispondano ai propri e per prendere in considerazione non solo le prestazioni economiche, ma anche le prestazioni ambientali, sociali e nella gestione aziendale per la loro decisione di investimento.
‍

Che cosa contiene un report ESG? 

I criteri ambientali possono includere le emissioni di gas serra rilasciate in atmosfera dall’azienda, la quantità di rifiuti che questa produce, la conservazione delle risorse naturali e il trattamento degli animali, etc. L’ESG reporting permette inoltre di valutare eventuali rischi ambientali e la loro gestione da parte dell'azienda.

I criteri sociali si concentrano sulle condizioni di lavoro, quali a titolo esemplificativo: pari opportunitĂ , salute e sicurezza sul lavoro, diritti umani, responsabilitĂ  sociale e gestione della catena di approvvigionamento, etc.

I criteri di governance possono includere: l'etica aziendale, la conformità alla normativa, le pratiche anti-corruzione, la struttura organizzativa e degli azionisti, etc. 

I report ESG sono importanti per comprendere il profilo di rischio completo di un'azienda, ma possono anche portare a una migliore reputazione aziendale. 
‍

Come viene effettuata la rendicontazione ESG?

Le aziende possono divulgare in modo volontario i loro risultati ESG (ESG performance) in diverse modalitĂ , tra cui i rapporti sulla responsabilitĂ  sociale delle imprese (CSR), i siti web delle societĂ  stesse o fornendo dati e informazioni a organizzazioni internazionali che si occupano di favorire la rendicontazione delle performance e ne compiono una valutazione (ESG rating). Proprio in riferimento a queste organizzazioni, le piĂą rilevanti sono le seguenti:

  • CDP (si può rimandare alla definizione sopra nel glossario)
  • MSCI, che pubblica l’MSCI ESG Ratings
  • S&P Global Corporate Sustainability Assessment (CSA)
  • Sustainalytics
  • EcoVadis
  • Vigeo Eiris
  • Standard Ethics
Emissioni Scope 1

Quali sono le emissioni dello Scope 1?

Le emissioni Scope 1 sono emissioni dirette di GHG che derivano da fonti detenute o controllate da un’organizzazione. Queste emissioni sono generate dall’utilizzo di combustibili fossili e dal rilascio in atmosfera dei gas ad effetto serra definiti dal Protocollo di Kyoto (in ordine alfabetico):

  • Biossido di carbonio (CO2)  
  • Metano (CH4)  
  • Idrofluorocarburi (HFC)
  • Protossido di azoto (N2O)
  • Trifluoruro di azoto (NF3)
  • Perfluorocarburi (PCF)
  • Esafluoruro di zolfo (SF6). 
    ‍

Cosa includono le emissioni dello Scope 1?

Le emissioni Scope 1 possono essere suddivise in tre categorie:

  • Le emissioni fisse legate all’uso di combustibili fossili all’interno di un impianto (quali ad esempio caldaie, generatori di emergenza, turbine a combustione, riscaldatori di processo, inceneritori);
  • Le emissioni risultanti da perdite di gas fluorurati a effetto serra nel corso della vita operativa delle apparecchiature (trasporto refrigerato, refrigerazione industriale, magazzini frigoriferi, aria condizionata);
  • Le emissioni derivanti dalla combustione prodotta dai mezzi di trasporto posseduti o affittati (auto aziendali, mezzi da lavoro, etc.).
    ‍

Come si misurano le emissioni Scope 1?

Il GHG Protocol fornisce una guida completa che include tutte le misure necessarie per misurare le emissioni dello Scope 1 relative al prodotto o all'azienda.

Emissioni Scope 2

Quali sono le emissioni dello Scope 2?

Le emissioni Scope 2 sono emissioni indirette derivanti dalla generazione di elettricità, calore e vapore acquistati e consumati dall’organizzazione. Queste emissioni sono considerate indirette in quanto l’azienda è responsabile dell’utilizzo dell’energia, ma non delle emissioni generate dal fornitore per la produzione di questa.
‍

‍Cosa includono le emissioni dello Scope 2?

Le emissioni di Scope 2 includono tutte le emissioni indirette derivanti dalla generazione di elettricità, calore e vapore acquistati e consumati dall’azienda.
‍

‍Come si misurano le emissioni Scope 2?

Le emissioni di Scope 2 possono essere calcolate seguendo due approcci differenti:

  • Location Based: considera per l’energia elettrica consumata un fattore di emissione (kg di COâ‚‚ eq emessa per kWh consumato) medio, calcolato sulla base del mix energetico nazionale rispetto al Paese nel quale l’azienda opera.
    Maggiore è la quota parte di energia proveniente da fonti di energia rinnovabile all’interno del mix energetico nazionale, minore sarà il valore del fattore di emissione associato.
  • Market Based: questo approccio permette di tener conto della quantitĂ  di energia proveniente da fonti rinnovabili acquistata direttamente dall’azienda. 
    La provenienza di questa energia deve essere certificata dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) mediante l’emissione di un Certificato d’Origine (Garanzie di Origine). 
    Per il calcolo delle emissioni di GHG si utilizza un fattore di emissione pari a zero per quella quota parte di energia elettrica che proviene da fonti rinnovabili. 
    Per il calcolo delle emissioni GHG derivanti dalla restante parte di energia elettrica utilizzata, invece, si utilizzano i fattori di emissioni calcolati sulla base del mix energetico nazionale del Paese in cui l’azienda opera.
Emissioni Scope 3

Quali sono le emissioni dello Scope 3?

Le emissioni Scope 3 sono emissioni indirette di GHG, escludendo quelle da elettricità, calore e vapore: questa categoria racchiude le fonti emissive che non sono sotto il diretto controllo aziendale, ma le cui emissioni sono indirettamente legate all’attività dell’azienda. 

Le emissioni di Scope 3 includono le emissioni a monte e a valle della catena del valore, come le emissioni dei fornitori e dei clienti.

‍

‍‍Cosa includono le emissioni dello Scope 3?

Le emissioni Scope 3 sono emissioni indirette di GHG, separate dalle emissioni Scope 2, in quanto racchiudono le fonti emissive che non sono sotto il diretto controllo aziendale, ma le cui emissioni sono indirettamente legate all’attività dell’azienda. 

Alcuni esempi:

  • Emissioni prodotte lunga l’intera value chain (fornitori e clienti)
  • Emissioni prodotte dai dipendenti negli spostamenti casa lavoro (commuting)
  • Emissioni prodotte dai viaggi aziendali non effettuati con veicoli aziendali 
  • Emissioni legate ai prodotti consumati dall’azienda (consumabili)
  • Spedizioni e packaging dei prodotti venduti
  • Etc.
    ‍

‍Come si misurano le emissioni Scope 3?

Il GHG Protocol fornisce una guida completa che include tutte le misure necessarie per misurare le emissioni dello Scope 3 relative all'azienda.

Emissioni dirette

Le emissioni dirette sono emissioni che derivano da fonti detenute o controllate da un’organizzazione. Queste emissioni sono generate dall’utilizzo di combustibili fossili e dal rilascio in atmosfera dei gas ad effetto serra definiti dal Protocollo di Kyoto.

Emissioni indirette

Le emissioni indirette comprendono tutte le fonti emissive che non sono sotto il diretto controllo aziendale, ma le cui emissioni sono indirettamente legate all’attività dell’azienda.

GHG Protocol

Il protocollo sui gas a effetto serra (GHG Protocol) è uno standard riconosciuto a livello mondiale per la misurazione e la gestione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) delle aziende e delle loro catene del valore, nonché per le misure di riduzione delle emissioni. Il GHG Protocol è stato istituito nel 1990 in seguito alla necessità di un quadro coerente per la comunicazione dei dati sui gas a effetto serra. Oggi collabora con governi, associazioni di settore, ONG, aziende e altre organizzazioni per fornire le linee guida di calcolo più utilizzate al mondo per le emissioni.

Il GHG Protocol Corporate Accounting and Reporting Standard per esempio, lo Standard di riferimento per il calcolo delle emissioni di gas serra delle aziende, rappresenta a livello globale lo standard di riferimento più utilizzato per il calcolo e la rendicontazione delle emissioni, da parte di aziende e istituzioni, ed è adottato da più del 90% delle Fortune 500 Companies.

Gas serra

I gas a effetto serra (Greenhouse Gases, GHG) descrivono i gas responsabili del cosiddetto effetto serra, considerato la causa principale del cambiamento climatico.
Possono essere rilasciati in atmosfera sia naturalmente sia per cause antropiche.
Secondo il protocollo di Kyoto, i gas a effetto serra comprendono il biossido di carbonio o anidride carbonica (COâ‚‚), considerato il gas serra di riferimento, il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e altri gas meno sconosciuti come H-FKW/HFC, FKW/PFC, esafluoruro di zolfo (SF6) e trifluoruro di azoto (NF3). Altri gas a effetto serra, come il monossido di carbonio (CO), gli ossidi di azoto (NOx) o gli idrocarburi volatili, escluso il metano (il cosiddetto NMVOC), sono considerati gas a effetto serra indiretti e sono disciplinati dal protocollo di Montreal.

Come accennato in precedenza, l’anidride carbonica (CO₂) è il gas a effetto serra più comune ed è considerato il riferimento per gli altri GHG. Il potenziale di riscaldamento globale (GWP) dei vari gas serra, è infatti espresso proprio in unità equivalenti di anidride carbonica (CO₂ eq): questo permette di facilitare il confronto dell’impatto tra i diversi gas. Il GWP su un orizzonte temporale di 100 anni (periodo di riferimento come definito dall’Intergovernmental Panel On Climate Change - IPCC) è riportato qui di seguito:

Anidride carbonica COâ‚‚ 1

Tetrafluoropropene C3H2F4 4

Metano CH4 28

Protossido di azoto N2O 265

Tetrafluoroetano C2H2F4 1.300

Clorofluorocarburi (CFC) ad es. CClF3 13.900

Fluorocarburi (PFC, HFC) ad es. CHF3 12.400

Trifluoruro di azoto NF3 16.100

Esafluoruro di zolfo SF6 23.500

‍

Questi valori dovrebbero essere intesi come segue: se una tonnellata di SF6 fosse rilasciata nell'atmosfera, l'effetto serra di questa tonnellata sarebbe grande quanto 23.500 tonnellate di anidride carbonica nell'atmosfera. Di conseguenza, diventa subito chiaro perché è così importante non concentrarsi solo sull’anidride carbonica (CO₂), ma ridurre la concentrazione e la produzione di tutti i GHG.

Gold Standard

Gold Standard è uno standard internazionale di compensazione, stabilisce le regole e i requisiti che tutti i progetti di compensazione devono seguire per essere certificati. Attualmente è il secondo standard più utilizzato a livello globale, dopo Verified Carbon Standard di Verra.

Net Zero Emissions

Che cosa significa net zero?

Le emissioni nette zero (Net Zero Emissions) descrivono la condizione in cui le emissioni di CO₂ rilasciate nell’atmosfera dalle attività di un’azienda vengono bilanciate da una quantità equivalente compensata (rimossa o evitata), in un dato periodo di tempo. L’azienda si trova così su una traiettoria di riduzione delle emissioni allineata con gli obiettivi di Parigi (il cui obiettivo è il contenimento dell’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2°C).

In aggiunta a questo, al fine di raggiungere le Net Zero Emissions per le attività di compensazione è raccomandabile la preferenza di progetti di rimozione delle emissioni, al fine di raggiungere un vero e proprio equilibrio tra la quantità di gas serra rilasciati in atmosfera e quella sequestrata.

‍

Come si differenzia il net zero dalla carbon neutrality?

Se fino a un paio di anni fa c’era una forte sovrapposizione tra le due definizioni (è facile trovare in internet definizioni praticamente analoghe per Net Zero Emissions e Carbon Neutrality), recentemente grazie anche alla diffusione di iniziative internazionali come “Science Based Targets Initiative” o “Net Zero 2030 - B Corp Climate Collective” si è fatta una maggior chiarezza.

In aggiunta alla Carbon Neutrality, la definizione di Net Zero Emissions:

  • richiede che l’azienda si trovi su una traiettoria di riduzione delle emissioni allineata con gli obiettivi di Parigi; 
  • raccomanda la preferenza verso soluzioni di “carbon removal” per la compensazione delle emissioni: quindi le emissioni saranno da compensare preferibilmente con progetti che catturano / sequestrano / rimuovono COâ‚‚ dall’atmosfera (neutralizzazione), in modo che la COâ‚‚ netta rilasciata sia pari a zero.

‍

Come possono le aziende raggiungere zero emissioni nette?

Essere un'azienda Net-Zero significa riuscire a ridurre drasticamente le proprie emissioni e raggiungere un equilibrio tra i GHG (Greenhouse Gases, gas a effetto serra) che si producono e quelli che si estraggono dall'atmosfera. Ciò implica che un’azienda, per essere considerata a emissioni zero, non può emettere più gas a effetto serra di quelli che rimuove. 

Qui di seguito potete trovare alcuni passaggi per le aziende per raggiungere l’obiettivo zero emissioni :

  • allineare gli obiettivi aziendali con l'accordo di Parigi;
  • implementare soluzioni per ridurre le emissioni (tra tutti e 3 gli ambiti: Scope 1, 2 e 3);
  • compensare le emissioni rimanenti preferendo progetti di Carbon Removal (rimozione della COâ‚‚ dall’atmosfera), definite anche soluzioni di neutralizzazione.
Science Based Targets

Cos'è un Science Based Target?

I Science Based Targets sono una serie di obiettivi di decarbonizzazione con linee guida ben definite che aiutano le aziende a ridurre le loro emissioni di gas serra al fine di prevenire l'impatto negativo dei cambiamenti climatici. Attraverso l'iniziativa Science Based Target (Science Based Targets Initiative o SBTi), è possibile far validare gli obiettivi di riduzione delle emissioni che la propria azienda ha definito, al fine di ottenere una verifica che il percorso di decarbonizzazione pianificato sia allineato all’accordo di Parigi. E’ proprio la conformità all’accordo di Parigi, che prevede di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C, a garantire che gli obiettivi di decarbonizzazione dell’azienda siano basati su fondamenti scientifici, o come si dice spesso, “obiettivi basati sulla scienza”.

‍

Cos'è l'iniziativa Science Based Target?

L'iniziativa Science Based Targets (SBTi), lanciata nel 2015, promuove la definizione di obiettivi di decarbonizzazione basati sulla scienza per rafforzare la posizione competitiva delle aziende che (vogliono) passare a un'economia a basse emissioni di carbonio. Le aziende che partecipano a SBTi si impegnano a fissare un obiettivo di riduzione delle emissioni in linea con l’accordo di Parigi, impegnandosi per limitare il riscaldamento globale a 1,5 ºC o ben al di sotto di 2 ºC. 

L'iniziativa Science Based Targets è una collaborazione tra CDP (ex Carbon Disclosure Project), il Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), il World Resources Institute (WRI) e il World Wide Fund for Nature (WWF), ed è uno degli impegni della Coalizione We Mean Business.

‍

Perché la mia azienda dovrebbe impostare un obiettivo basato sulla scienza?

Stabilendo un obiettivo basato sulla scienza, le aziende possono mostrare ai clienti il loro impegno per la sostenibilitĂ  e la loro lotta contro il cambiamento climatico in modo piĂą concreto, diventando pioniere nel loro settore. Questo potrebbe anche incoraggiare altre aziende, clienti e fornitori ad unirsi e spingere i governi a intraprendere ulteriori azioni nella lotta contro il riscaldamento globale. Come dimostrato da SBTi, la definizione di obiettivi scientifici ha anche benefici economici sulle aziende, incrementa la resilienza contro la regolamentazione, aumenta la fiducia degli investitori e stimola innovazione e competitivitĂ .

Verified Carbon Standard

Verified Carbon Standard è uno standard internazionale di compensazione definito da Verra. Stabilisce le regole e i requisiti che tutti i progetti di compensazione devono seguire per essere certificati. Attualmente è lo standard più utilizzato a livello globale e la maggior parte delle aziende e multinazionali che hanno definito percorsi di decarbonizzazione e Carbon Neutrality compiono attività di compensazione attraverso crediti di carbonio certificati Verified Carbon Standard.

Verified Carbon Unit (VCU)

Verified Carbon Unit (VCU) è un singolo credito di carbonio (unità) che rientra all’interno dello standard VCS (Verified Carbon Standard) di Verra.

Rappresenta 1 tonnellata di CO₂ equivalente evitata o rimossa dall’atmosfera.