Il panorama della sostenibilità aziendale sta vivendo una fase di profonda accelerazione. In un contesto in cui le normative europee e le richieste degli stakeholder diventano sempre più stringenti, gli standard internazionali devono evolversi per restare bussole affidabili.
In questo scenario, la ISO 14001, da anni il pilastro globale per la gestione ambientale, si appresta a vivere uno dei suoi aggiornamenti più significativi, con la pubblicazione della nuova versione prevista per aprile 2026. Non si tratta di un semplice restyling burocratico: il passaggio alla ISO 14001:2026 segna un cambio di paradigma, spostando l'attenzione dalla pura conformità normativa a una vera e propria leadership strategica.
Le aziende non sono più chiamate solo a "limitare i danni", ma a dimostrare resilienza climatica, tutela della biodiversità e una gestione trasparente lungo tutta la catena del valore. Per le imprese già certificate, così come per quelle che intendono intraprendere questo percorso, farsi trovare impreparate non è un'opzione.
Per comprendere nel dettaglio cosa cambierà concretamente nei processi aziendali e come trasformare questi nuovi obblighi in opportunità di crescita, abbiamo approfondito il tema con Matteo Modelli, Senior Sustainability Consultant di Up2You.

Matteo, partiamo dalle basi. Per chi ancora non la conoscesse, cos’è esattamente la ISO 14001 e perché è così centrale per un'impresa?
La ISO 14001 è la norma internazionale che definisce come costruire un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) efficace. Bisogna immaginarla come una bussola che aiuta le aziende a identificare, monitorare e ridurre i propri impatti ambientali in modo strutturato. Si basa sul ciclo PDCA (Plan-Do-Check-Act), ovvero un processo di miglioramento continuo che intende gestire rischi, ottimizzare l'efficienza e dimostrare trasparenza verso gli stakeholder.
Sappiamo che la norma sta per cambiare. Qual è il percorso che ci porterà alla versione 2026?
Siamo in una fase cruciale. Il processo di revisione è in corso e il rilascio del Final Draft International Standard (FDIS) rappresenta l'ultimo passo prima della pubblicazione ufficiale, prevista per la primavera del 2026. Questo draft è fondamentale perché fornisce alle aziende la “mappa” definitiva dei cambiamenti, permettendo loro di non farsi cogliere impreparate al momento del rilascio ufficiale.
Quali sono le novità principali introdotte dalla ISO 14001:2026?
Oltre all’utilizzo di una terminologia più precisa, la ISO 14001:2026 spingerà le imprese a integrare concretamente il sistema di gestione ambientale e i temi di sostenibilità all’interno della propria strategia aziendale, richiedendo di esplicitare e misurare quanto quelle attività contribuiscano effettivamente agli obiettivi ambientali globali dell'azienda.
Resilienza climatica e biodiversità: l'analisi del contesto aziendale dovrà includere una visione più ampia, considerando non solo il cambiamento climatico, ma anche l’inquinamento e la tutela delle risorse naturali.
Leadership diffusa: non basterà più il coinvolgimento del management solo a livello di approvazione della politica ambientale e del SGA; la norma richiederà una ownership solida e decisa da parte dei vertici aziendali e una gestione proattiva dei rischi identificati.
Pianificazione del cambiamento: viene introdotto un requisito specifico per gestire le modifiche al sistema di gestione, garantendo che ogni trasformazione aziendale sia valutata in ottica ambientale.
Si parla molto anche di "Ciclo di vita". Come viene potenziato questo concetto?
È uno dei cambiamenti più d’impatto. La nuova norma spinge le aziende a guardare oltre il proprio perimetro fisico. Bisognerà considerare gli impatti a monte e a valle (fornitori e vita del prodotto) che l’organizzazione può influenzare. Anche i controlli operativi si estendono: non si parlerà più solo di 'processi esternalizzati', ma di tutto ciò che viene fornito esternamente, inclusi prodotti e servizi.
Il calcolo delle emissioni è un elemento chiave. Cosa cambia su questo fronte con la nuova norma?
Più che un obbligo formale diretto, parliamo di una necessità pratica imprescindibile. La bozza dell’aggiornamento pone un’enfasi senza precedenti sulla resilienza climatica e sulla gestione dei rischi ambientali. Sebbene la norma non imponga formalmente l’obbligo del calcolo della Carbon Footprint, stabilisce che l'organizzazione deve necessariamente determinare se il cambiamento climatico sia un tema rilevante. Di conseguenza, diventa pressoché impossibile valutare seriamente i propri rischi o definire obiettivi di miglioramento credibili senza una misurazione accurata delle emissioni. Per le aziende, sia quelle già certificate che quelle che aspirano a diventarlo, il calcolo della Carbon Footprint diventa quindi lo strumento fondamentale per dimostrare la conformità ai nuovi requisiti.
Matteo, questo legame con la gestione climatica e i rischi ambientali spaventa molte aziende che temono un carico burocratico eccessivo per potersi certificare secondo la nuova ISO 14001. In Up2You come state affrontando questa sfida?
Il vero cuore del cambiamento nella ISO 14001:2026 è proprio il lavoro di valutazione e gestione di rischi e opportunità. È qui che l'impatto operativo è maggiore. Per rispondere a questa esigenza il nostro approccio è quello di partire innanzitutto da una gap analysis. Questo permette all’azienda di valutare l’impatto degli aggiornamenti a livello di gestione dell’SGA da parte dell’azienda.
Successivamente, per conformarsi ai nuovi requisiti, con CliMax, la nostra tecnologia proprietaria, supportiamo l’azienda nella quantificazione della propria Carbon Footprint e nella conseguente analisi e valutazione dei rischi ambientali. Ciò permette alle aziende di affrontare tutto il processo in modo mirato e puntuale e di prendere decisioni strategiche basate sull’evidenza di dati solidi e affidabili. CliMax non è un semplice foglio di calcolo, ma un ecosistema digitale che automatizza la raccolta e l'analisi dei dati.
In Up2You non forniamo solo lo strumento tecnologico per ridurre i tempi e gli errori, ma supportiamo costantemente l'azienda grazie ai nostri consulenti esperti, aiutandola a trasformare l'analisi dei rischi in una vera leva strategica di crescita.
Quanto tempo hanno le aziende per adeguarsi?
Il periodo di transizione previsto è di tre anni. Se la pubblicazione avverrà ad aprile 2026, le aziende avranno tempo fino a maggio 2029 per aggiornare i propri SGA e allinearli alla nuova norma. Tuttavia, il mio consiglio è di muoversi subito: integrare queste novità richiede tempo e una visione strategica, specialmente per la parte di analisi, valutazione e gestione dei rischi ambientali.
Come abbiamo visto con Matteo, l'aggiornamento della ISO 14001 non è un semplice aggiornamento burocratico, ma un invito a ripensare la sostenibilità come un pilastro della strategia aziendale. L'integrazione del calcolo della Carbon Footprint indica una direzione chiara: la misurazione accurata dei dati è ormai il presupposto indispensabile per ogni impresa che voglia restare rilevante sul mercato.
Sebbene il periodo di transizione di tre anni possa apparire esteso, la complessità dei nuovi requisiti impone una pianificazione immediata. Muoversi in anticipo non significa solo farsi trovare pronti alle scadenze normative, ma trasformare l'adeguamento in un asset strategico: allinearsi fin da subito ai nuovi requisiti della norma permette di acquisire un vantaggio competitivo immediato, posizionandosi come leader affidabili agli occhi di investitori e stakeholder sempre più esigenti in termini di trasparenza.










