Dichiarazioni ambientali e green claim: comunicare correttamente la sostenibilità

Come si utilizzano correttamente claim etici e dichiarazioni ambientali per non rischiare delle sanzioni? Il team di Up2You Insight ha realizzato una guida completa con i 7 principi chiave che ogni dichiarazione ambientale deve rispettare e 5 casi reali di aziende che hanno usato in modo inappropriato i green claim. Clicca il pulsante qui sotto e scaricala gratuitamente!
Scarica il white paperScarica la guidaScarica l'infografica

Dichiarazioni ambientali, green claim e certificazioni: facciamo chiarezza

Per capire come comunicare in modo corretto il proprio impegno di sostenibilità, è importante definire innanzitutto che cos’è un green claim (o dichiarazione ambientale): si tratta di un’asserzione di sostenibilità che può comparire su un prodotto, sul suo imballaggio o su materiale promozionale; può essere espressa come testo, simbolo o immagine, e divulgata su supporti cartacei, digitali o elettronici, allo scopo di differenziare il prodotto per le sue performance in ambito ambientale.

Anche la narrazione di un prodotto, e quindi ciò che lascia intendere, è un claim etico: per esempio, se per raccontare un prodotto vengono utilizzati immagini di luoghi incontaminati, facendo intendere che è lì che viene realizzato, questa è a tutti gli effetti un’asserzione e non solo un elemento grafico. Se l'azienda ha sviluppato un proprio logo di sostenibilità, anche questa è una dichiarazione ambientale e come tutte dovrà rispondere a determinati requisiti.

Le asserzioni si differenziano in primis tra: 

  • obbligatorie, come ad esempio le etichette energetiche degli elettrodomestici; 
  • volontarie, dove è l’impresa a decidere se impegnarsi all’adesione di un requisito stabilito. 


Clicca il link che trovi qui sotto e scarica gratis la guida con i 7 principi chiave per comunicare correttamente il tuo impegno nella sostenibilità ambientale!

Scarica il white paper gratuito!

Dichiarazioni ambientali volontarie: i 3 sottogruppi


All’interno delle dichiarazioni volontarie troviamo altri 3 sottogruppi:
 

  • i rating systems, soggetti che valutano le performance di sostenibilità di un’impresa sulla base di criteri propri a cui le aziende possono sottoporsi attraverso una survey; ne sono un esempio le società di rating ESG come Ecovadis o organizzazioni come CDP;
Dichiarazioni ambientali: i rating systems
  • le iniziative, che non forniscono alcuna certificazione, ma garantiscono l’impegno verso gli obiettivi posti  dall’iniziativa per l’azienda che le sottoscrive; tra le tante troviamo SBTi, UN Global Compact e Climate Neutral Now;
Iniziative ambientali e dichiarazioni ambientali
  • le certificazioni, dichiarazioni effettuate a seguito di un processo stabilito e riconosciuto di verifica. Possono assumere la forma di etichette, per fornire al consumatore o alla consumatrice informazioni chiare, sintetiche e trasparenti rispetto alle prestazioni ambientali di un prodotto, un servizio o un’organizzazione. Tra gli schemi di certificazione troviamo B Corp, PAS 2060 ed etichette come la EU Ecolabel ed  EPD.
Certificazioni ambientali

Etichette ambientali: quali sono?


Attualmente, in Italia, i claim di sostenibilità non sono regolamentati a livello legislativo, a meno che non sfocino nella frode. Di fatto la norma ISO è l’unica a stabilire i criteri di correttezza formale, e dunque la sola che definisce cosa può essere considerato greenwashing e cosa no. Per questo motivo è fondamentale conoscere tale norma e i  3 differenti tipi di etichette ambientali volontarie che regolamenta. 

  • ISO 14024: consente di distinguere prodotti e servizi di consumo sul mercato attraverso la valutazione delle loro caratteristiche ambientali e prestazionali. Viene attribuita da un ente indipendente.
  • ISO 14025: valuta gli impatti associati al ciclo di vita (LCA) dei prodotti, così da poterli confrontare all’interno del mercato. Viene attribuita da un ente indipendente.
  • ISO 14021: definisce il perimetro delle autodichiarazioni con  lo scopo di informare sui singoli aspetti che caratterizzano un prodotto o un servizio.


Come si utilizza una dichiarazione ambientale?


Le autodichiarazioni possono essere riportate tramite pubblicità, canali di comunicazione aziendali o anche su etichette e imballaggi, e si presentano principalmente in tre modi:

  • asserzioni o dichiarazioni pubbliche;
  • simboli e immagini;
  • grafici.

In tutti questi casi, come abbiamo visto, non vi è l’obbligo di sottostare a uno schema specifico, ma di seguire principi e divieti regolati dalla ISO 14021.  L’intento della norma è di “promuovere la domanda e l’offerta di quei servizi in grado di causare minor danno all’ambiente, contribuendo così a stimolare un processo di miglioramento ambientale continuo guidato dal mercato”.

Per concretizzare questo obiettivo, la norma definisce 7 principi chiave che ogni dichiarazione ambientale deve rispettare. Li trovi nella nostra guida completa, clicca il link qui sotto e scaricala gratuitamente!

Scarica il white paper gratuito!

E non è tutto: abbiamo voluto darti dei casi pratici e concreti per capire come NON comunicare i tuoi traguardi di sostenibilità! Ecco perché all’interno della nostra guida gratuita abbiamo riportato 5 casi reali di grosse aziende che hanno formulato in modo errato i propri green claim, con le rispettive conseguenze. 

La nuova direttiva europea sulle dichiarazioni ambientali 


Nonostante la presenza di norme dedicate alle dichiarazioni ambientali, il rischio di incappare in pratiche commerciali ingannevoli è ancora molto presente. Per questo motivo l’UE ha deciso di stabilire requisiti applicabili alle aziende che operano sul mercato europeo per la comunicazione delle caratteristiche ambientali tra imprese e consumatori. 

La decisione di creare un quadro normativo per le dichiarazioni ambientali rientra in un progetto più ampio che l’UE ha intrapreso da qualche anno. In questo senso il primo importante passo è stato il Green Deal Europeo, la strategia di sviluppo adottata nel 2019 che si impegna al raggiungimento di due obiettivi:

  1. ridurre di almeno il 55% le emissioni GHG rispetto al 1990, entro il 2030;
  2. raggiungere la neutralità climatica europea entro il 2050.

Per raggiungere questi traguardi è stato adottato nel 2020 il Circular Economy Action Plan, un piano per accompagnare il sistema produttivo europeo verso un paradigma a ridotta pressione sulle risorse naturali e per contrastare la perdita di biodiversità.

Inoltre, è stata formulata la proposta per una nuova direttiva sui green claim, che si impegna a definire criteri comuni contro il greenwashing, posizionandosi quindi come un ulteriore strumento nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti. La proposta riguarda dichiarazioni volontarie relative a impatti, aspetti o prestazioni ambientali che vengono comunicati attraverso autodichiarazioni, certificazioni ed etichette relative a  prodotti o organizzazioni.

L’obiettivo della direttiva è quello di garantire a consumatori e consumatrici informazioni affidabili, comparabili e verificabili, che consentano loro di prendere decisioni consapevoli, riducendo il rischio di greenwashing.

All’interno della nostra guida completa abbiamo riassunto i requisiti minimi, i divieti e gli obblighi presenti nella nuova proposta della direttiva sull’utilizzo delle dichiarazioni ambientali, per aiutarti a comunicare in modo sicuro e corretto i tuoi risultati e il tuo impegno per l’ambiente.
Troverai anche i 7 principi chiave che ogni dichiarazione ambientale deve rispettare, 5 casi reali di aziende che hanno usato in modo inappropriato i green claim e molto altro.

Compila il form che trovi qui sotto e scarica gratuitamente la guida completa!

Compila il form e scarica il white paper
Compila il form e scarica la guida
Compila il form e scarica l'infografica
Compila il form e scarica l'infografica