Cosa sono i CAM per il settore dell’edilizia
I CAM (Criteri Ambientali Minimi) sono i requisiti di sostenibilità ambientale definiti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), concepiti come pilastro fondamentale per promuovere la sostenibilità negli appalti pubblici.
Nell’ambito delle costruzioni, i CAM Edilizia rappresentano un insieme di standard obbligatori che devono essere rigorosamente rispettati in tutte le fasi di gestione di un immobile pubblico: dalla progettazione e realizzazione fino alla ristrutturazione e alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Il loro scopo principale è mitigare l'impatto ambientale di un settore che, storicamente, è tra i maggiori responsabili di emissioni di CO2 e consumo di risorse a livello globale.
Sebbene introdotti originariamente nel 2007, la loro centralità è stata sancita definitivamente dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023), che ne impone l'applicazione sistematica in tutte le categorie di appalto. Per le aziende della filiera, questo si traduce in una trasformazione operativa profonda: non si tratta più solo di conformità normativa, ma di un'opportunità strategica per favorire la transizione ecologica.
Per qualsiasi azienda che produca materiali, componenti o soluzioni per il settore delle costruzioni, dimostrare la conformità ai requisiti CAM Edilizia è oggi il requisito d’accesso indispensabile per collaborare con la Pubblica Amministrazione.
È importante chiarire che, sebbene nel settore si parli spesso colloquialmente di "certificazione CAM", si tratta in realtà di un processo di verifica della conformità di prodotti e processi a parametri tecnici specifici. Essere pronti a soddisfare questi criteri non significa solo rispondere a un obbligo di legge, ma posizionarsi come partner d’eccellenza in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità e alla trasparenza.
Quali sono gli obiettivi per i CAM nel settore dell’edilizia
L’adozione dei CAM Edilizia 2025 non è solo un adempimento burocratico, ma una scelta strategica volta a trasformare l'edilizia pubblica e privata in una "pietra miliare" della transizione ecologica.
Gli obiettivi fissati dal nuovo decreto mirano a una riduzione drastica dell'impronta ambientale lungo l'intero ciclo di vita delle opere, armonizzando le pratiche italiane con il nuovo Regolamento Europeo sui Prodotti da Costruzione (CPR) e con il principio DNSH (Do No Significant Harm), ovvero l’impegno a "non arrecare danno significativo" all'ambiente.
Questo approccio integrato si traduce in una serie di traguardi fondamentali che il settore deve raggiungere, vediamo quali sono.
- Decarbonizzazione e riduzione dell'impatto climatico: l'obiettivo primario resta la diminuzione netta delle emissioni di gas serra e del consumo di risorse naturali, contrastando direttamente il ruolo dell'edilizia come uno dei settori più energivori e inquinanti.
- Consolidamento dell’Economia Circolare: i criteri spingono verso modelli di produzione e smaltimento rigenerativi, incentivando concretamente il recupero, il riciclo e il riutilizzo dei materiali edili per minimizzare la produzione di rifiuti da cantiere.
- Massimizzazione dell’efficienza energetica: migliorare le prestazioni degli edifici non significa solo consumare meno, ma progettare strutture capaci di ottimizzare le risorse termiche ed elettriche in modo intelligente.
- Sostenibilità e tracciabilità dei materiali: viene introdotto l'obbligo di utilizzare materiali rinnovabili, biologici (come il legno) o con alte percentuali di riciclato. La tracciabilità diventa centrale, premiando i prodotti accompagnati da certificazioni ambientali riconosciute.
- Eccellenza della Qualità dell'Aria Interna (IAQ): il nuovo decreto pone un’attenzione senza precedenti al benessere indoor, specialmente in luoghi sensibili come scuole e ospedali, attraverso controlli rigorosi sulle emissioni di VOC (composti organici volatili), ventilazione meccanica e comfort acustico.
- Gestione sostenibile del cantiere: l'attenzione si estende all'impatto delle opere in fase di esecuzione, richiedendo una gestione dei rifiuti più efficiente e l'utilizzo di macchinari a basso impatto ambientale.
- Trasparenza, Innovazione e Certificazioni: i CAM promuovono una filiera trasparente che incoraggia l'adozione di protocolli internazionali avanzati come LEED, BREEAM o ITACA, oltre a certificazioni specifiche per la posa in opera (ad esempio per i serramenti).

Quali sono le novità previste dal nuovo decreto CAM Edilizia 2025
Il panorama normativo italiano segna un punto di svolta con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 3 dicembre 2025, del nuovo decreto CAM Edilizia. Questa evoluzione, che entra ufficialmente in vigore il 2 febbraio 2026, non è un semplice aggiornamento burocratico, ma una revisione profonda del D.M. 256/2022.
L’obiettivo è duplice: allineare il settore al nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023) e armonizzare i criteri nazionali con il Regolamento Europeo sui Prodotti da Costruzione (CPR).
Le novità introdotte puntano a eliminare le ambiguità interpretative del passato, offrendo alle stazioni appaltanti e alle imprese una struttura più chiara e operativa.
Vediamo quali sono i pilastri del nuovo decreto.
- Il ruolo centrale del Progettista e dell’Analisi LCA: la fase di progettazione diventa il vero motore della sostenibilità. Il nuovo decreto incentiva, attraverso significativi punteggi premiali, l'esecuzione dell'analisi del ciclo di vita (LCA) e del Life Cycle Costing (LCC). Questo approccio permette di valutare l'impatto ambientale e i costi non solo in fase di costruzione, ma lungo tutta la vita utile dell'edificio, seguendo gli standard internazionali EN 15978 ed EN 15804.
- Ampliamento delle categorie merceologiche: la sezione dedicata ai prodotti da costruzione si arricchisce di nuovi requisiti tecnici specifici a dimostrazione di un controllo sempre più capillare su ogni componente edilizia.
- Gestione idrica e resilienza: vengono introdotte specifiche tecniche inedite dedicate al risparmio idrico, al riuso delle acque meteoriche e alla progettazione di interventi mirati al risanamento dei degradi da umidità, temi cruciali per l'adattamento ai cambiamenti climatici.
- Integrazione con il BIM (Building Information Modeling): per garantire trasparenza e tracciabilità, il decreto promuove l'uso della metodologia BIM. Questo strumento diventa essenziale per gestire il flusso di informazioni relative ai materiali e alle loro prestazioni ambientali in modo digitale e verificabile.
- Qualifica delle competenze: non basta "fare", bisogna saper dimostrare di avere le competenze. Il decreto rafforza i requisiti per i progettisti e il personale di cantiere, valorizzando il possesso di certificazioni accreditate, come quella di "Esperto CAM".
- Validazione e Certificazioni Ambientali: si consolida l'obbligo di validazione delle dichiarazioni ambientali da parte di organismi accreditati (UNI EN ISO 14021, 14024, 14025). Inoltre, cresce l’importanza delle EPD (Dichiarazioni Ambientali di Prodotto) come input fondamentali per gli studi LCA di edificio.
- Meccanismi premiali per protocolli internazionali: resta centrale il riconoscimento di punteggi aggiuntivi per i progetti che adottano protocolli di certificazione energetico-ambientale di alto profilo, quali LEED, BREEAM o ITACA, confermando la volontà di premiare l'eccellenza che va oltre il minimo di legge.
Questo aggiornamento trasforma i CAM da un insieme di vincoli a un vero e proprio manuale operativo per l'innovazione. Per le aziende, l'integrazione di strumenti come l'LCA nella relazione di sostenibilità non sarà più solo una scelta facoltativa, ma lo strumento principale per giustificare scelte progettuali ad alte prestazioni e vincere le sfide del mercato pubblico e privato.
Da quando si applicano i nuovi CAM per il settore dell’edilizia
Il D.M. del 24 novembre 2025 ha tracciato una linea temporale netta per l'adozione dei nuovi standard. La data spartiacque è fissata per il 2 febbraio 2026, ovvero 60 giorni dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. A partire da questo momento, i nuovi Criteri Ambientali Minimi diventano il riferimento obbligatorio per una vasta gamma di procedure.
Nello specifico, le nuove disposizioni si applicano a:
- servizi di progettazione e direzione lavori, per tutti i bandi, gli avvisi di scelta del contraente o gli inviti inviati a partire dal 2 febbraio 2026;
- servizi di manutenzione e lavori, inclusi gli appalti integrati (progettazione esecutiva e lavori) che hanno come base di gara un progetto validato secondo il nuovo decreto;
- progettazione interna alle stazioni appaltanti, la normativa si estende anche ai progetti elaborati internamente che, sebbene affidati con lettera di incarico precedente, non risultino ancora validati alla data di entrata in vigore.
Per garantire la continuità dei procedimenti già in corso e non bloccare i cantieri avviati, il legislatore ha previsto un periodo transitorio. In alcuni casi specifici, continuerà a essere applicato il precedente D.M. 256/2022 (modificato dal decreto del 5 agosto 2024), in particolare:
- per le procedure con base di gara costituita da un Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) validato sotto la vigenza dei vecchi CAM, purché il bando sia pubblicato entro 3 mesi dalla validazione del PFTE;
- per i lavori basati su un progetto esecutivo validato con i CAM 2022/2024, a condizione che il bando o l'avviso vengano pubblicati entro 3 mesi dalla validazione del progetto stesso.
Questo quadro normativo richiede alle aziende e ai professionisti del settore un monitoraggio attento delle date di validazione dei progetti. Allinearsi tempestivamente alle scadenze del 2026 non è solo un obbligo, ma un passo necessario per assicurarsi che i propri materiali e servizi siano conformi ai requisiti richiesti dalle stazioni appaltanti nel nuovo scenario di mercato.
Cosa devono fare le imprese non conformi ai nuovi CAM
L’entrata in vigore del Decreto CAM Edilizia 2025 non lascia spazio ad ambiguità: la conformità ambientale diventa un requisito d'accesso imprescindibile. Le imprese che oggi non soddisfano i nuovi standard si trovano a un bivio strategico.
La prima opzione, la rinuncia sistematica agli appalti pubblici, comporterebbe l'esclusione da una fetta di mercato sempre più rilevante, inclusi i subappalti e le forniture indirette. La seconda opzione, caldamente raccomandata per chi vuole restare competitivo, è intraprendere un percorso strutturato di adeguamento.
Per colmare il gap normativo e trasformare la conformità in un vantaggio competitivo, le aziende devono muoversi su tre fronti principali.
- Analisi e adeguamento tecnico-produttivo: È necessario passare in rassegna l’intero catalogo prodotti per verificare il rispetto delle soglie di materiale riciclato o recuperato. Questo richiede spesso la riorganizzazione dei processi produttivi e l'adozione di sistemi rigorosi per la tracciabilità dei rifiuti, certificabili attraverso marchi riconosciuti o specifiche Dichiarazioni di Prestazione.
- Adeguamento documentale e certificazioni ambientali: La conformità deve essere dimostrabile e validata da organismi accreditati. Le imprese devono essere pronte a fornire dati solidi sull'analisi del ciclo di vita (LCA) e sul calcolo dei costi (LCC) dei propri prodotti. Inoltre, è essenziale saper redigere una "Relazione CAM" dettagliata che dimostri la coerenza tra le forniture e i requisiti di sostenibilità, tracciabilità e riciclo imposti dal decreto.
- Digitalizzazione e formazione (BIM): Il nuovo decreto spinge verso l'adozione del Building Information Modeling (BIM) come strumento per integrare i dati ambientali lungo tutto il ciclo di vita dell'opera. Parallelamente, investire nella formazione del personale è cruciale: dalla qualificazione dei progettisti alla certificazione delle competenze per la posa in opera, ogni anello della catena deve essere consapevole delle nuove responsabilità.










