Sustainability Policies and Regulations








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Cos'è il Regolamento EUDR e quali prodotti riguarda?
Il Regolamento EUDR è la normativa europea che vieta la commercializzazione in UE di prodotti legati alla deforestazione o al degrado forestale. Si applica a 7 materie prime (legno, gomma, bovini, caffè, cacao, palma da olio e soia) e ai loro derivati.
Cosa rischia chi non si adegua al regolamento EUDR?
Le aziende che non si adeguano in tempo si espongono a rischi operativi e sanzioni severe, che includono multe fino al 4% del fatturato annuo dell'esercizio precedente, la confisca o il blocco dei prodotti non conformi sul mercato europeo e possibili interruzioni della catena di fornitura.
Cos'è il regolamento CBAM e quali aziende riguarda?
Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è il meccanismo dell'Unione Europea che applica un prezzo del carbonio alle importazioni di determinati beni ad alta intensità emissiva provenienti da Paesi extra-UE, allineandole ai costi sostenuti dalle imprese europee nel sistema ETS.
La normativa interessa direttamente gli importatori UE di cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Sono invece esentati da tutti gli obblighi i soggetti che importano quantitativi inferiori alla soglia di 50 tonnellate nette all'anno (escludendo idrogeno ed elettricità dal conteggio).
Quali sono gli obblighi principali del CBAM e cosa rischia chi non si adegua?
Le aziende importatrici sono tenute a soddisfare requisiti come ottenere lo status obbligatorio di dichiarante CBAM autorizzato, tracciare e calcolare le emissioni incorporate nei beni importati e acquistare i relativi certificati finanziari per coprire tali emissioni.
La mancata conformità a queste regole comporta rischi operativi e commerciali severi.
- Blocco doganale: senza lo status di dichiarante autorizzato, non è più possibile importare o immettere in libera pratica i beni soggetti alla normativa.
- Sanzioni pecuniarie: sono previste sanzioni amministrative in caso di omessa o incompleta dichiarazione delle emissioni.
- Perdita di competitività: i clienti richiedono sempre più spesso dati emissivi affidabili lungo tutta la catena di fornitura; le aziende non allineate rischiano l'esclusione dai rapporti commerciali.
Cos'è il Regolamento PPWR e a chi si rivolge?
Il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) è il regolamento europeo che introduce un quadro unico e immediatamente vincolante per l'intero ciclo di vita degli imballaggi, con l'obiettivo di ridurre i rifiuti alla fonte e creare un sistema industriale pienamente circolare.
La normativa si rivolge a tutti i soggetti della filiera che operano nel mercato unico dell'Unione Europea: dai produttori e distributori di packaging fino ai gestori dei rifiuti. Sono inclusi inoltre gli importatori da Paesi extra-UE e tutte le aziende che utilizzano imballaggi per confezionare, proteggere o spedire i propri prodotti (in particolare in settori come alimentare, cosmetico, farmaceutico ed e-commerce).
Quali sono gli obblighi principali del PPWR e cosa rischia chi non si adegua?
Le aziende coinvolte sono tenute a rispettare requisiti legati alla progettazione per la riciclabilità (Design4Recycling), a integrare quote minime di plastica riciclata (PCR), a limitare lo spazio vuoto all'interno dei pacchi (over-packaging), a ridurre l'uso del monouso e ad adottare un sistema di etichettatura ambientale armonizzato.
La mancata conformità comporta rischi operativi e commerciali molto severi.
- Divieto di commercializzazione: blocco dell'immissione sul mercato unico europeo per tutti gli imballaggi che non rispettano gli standard minimi di riciclabilità ed eco-design.
- Sanzioni amministrative: sanzioni pecuniarie applicate a livello nazionale e impossibilità di accedere a gare d'appalto o bandi pubblici che integrano criteri ESG.
- Perdita di competitività: rischio di interruzione delle forniture e perdita di clienti strategici che scelgono di lavorare esclusivamente con partner già conformi alla normativa.
Cos'è il regolamento EUFLR e a quali aziende si applica?
L'EUFLR (EU Forced Labor Regulation) è il regolamento europeo che vieta l'immissione, la vendita e l'esportazione sul mercato dell'UE di prodotti che siano stati realizzati, in tutto o in parte, sfruttando il lavoro forzato o minorile.
La normativa si applica a tutti i settori commerciali e ad aziende di qualsiasi dimensione, senza alcuna soglia minima di applicabilità. Il divieto copre sia i beni prodotti all'interno dell'Unione Europea sia quelli importati da Paesi extra-UE, qualora si riscontri il ricorso al lavoro forzato in qualsiasi punto della catena di approvvigionamento.
Quali sono gli obblighi previsti dall'EUFLR e cosa rischia chi non si adegua?
Il regolamento non introduce nuovi obblighi di rendicontazione diretta, ma impone alle aziende di essere pronte a fornire prove concrete della propria due diligence in caso di indagini da parte delle autorità. Per farsi trovare pronte, le imprese devono implementare una solida mappatura della catena di approvvigionamento, effettuare valutazioni dei rischi legati ai fornitori e garantire la tracciabilità delle merci fino alla fonte.
La mancata conformità a queste regole comporta rischi commerciali e sanzioni molto severe.
- Blocco, ritiro e distruzione delle merci: le autorità competenti hanno il potere di ordinare il blocco doganale, il ritiro dal mercato o la distruzione dei prodotti non conformi, senza possibilità di riesportarli.
- Pesanti sanzioni economiche: sono previste multe significative per il mancato monitoraggio dello sfruttamento lavorativo lungo la filiera.
- Danni reputazionali e commerciali: il rischio concreto è la perdita di competitività e l'esclusione dai rapporti commerciali con clienti che esigono catene del valore trasparenti.
Cos'è la direttiva EmpCo e a chi si applica?
La Direttiva EmpCo (Empowering Consumers for the Green Transition) è la normativa europea nata per contrastare il greenwashing e regolamentare l'uso dei cosiddetti "Green Claim". Questa legge vieta l'uso di messaggi ambientali generici o ingannevoli per garantire ai consumatori informazioni trasparenti e basate su dati verificabili.
La direttiva si applica a tutte le aziende (incluse quelle extra-UE) che promuovono o vendono prodotti e servizi a consumatori finali (B2C) nel mercato europeo, facendo ricorso a qualsiasi tipo di immagine o dichiarazione legata alla sostenibilità.
Quali sono i divieti principali dell'EmpCo e cosa rischia chi non si adegua?
La normativa introduce una "lista nera" di pratiche vietate, tra cui:
- l'uso di claim generici come "green", "eco" o "sostenibile" in assenza di un'eccellenza ambientale riconosciuta;
- l'utilizzo di bollini o etichette di sostenibilità autoprodotti e non certificati da terzi indipendenti;
- la dichiarazione di neutralità climatica (come "impatto zero") supportata solo ed esclusivamente dalla compensazione delle emissioni tramite crediti di carbonio.
Le aziende che non si adeguano rischiano sanzioni pesanti, che includono multe fino al 4% del fatturato annuo (e fino a 10 milioni di euro in Italia tramite l'intervento dell'AGCM), l'obbligo di ritirare dal mercato i prodotti o modificare i packaging non a norma, e un forte danno reputazionale derivante dal blocco doganale e commerciale delle merci.














